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Le attuali leggi sull’uso di cannabis non sono sempre chiare e spesso le sentenze di uno o dell’altro tribunale contribuiscono a creare ancor più confusione in merito.

Ad oggi la coltivazione di 3 piantine con basso tenore di THC (il principio attivo) di cui è difficile controllare la quantità senza effettuare test di laboratorio, non costituisce reato penale, ma solo amministrativo, come sospensione della patente, del porto d’armi, del passaporto, del permesso di soggiorno e del diritto di conseguirlo per il cittadino extracomunitario.

La coltivazione deve essere fatta alla luce del sole, in vaso o in terra.

Ci sono però altre possibilità come ad esempio la coltivazione al chiuso, utilizzando lampade e prodotti atti a incrementare la crescita delle piante. E così se 3 piante tenute in giardino non  sono penalmente perseguibili, tre piante in un armadio di casa con le luci e i prodotti necessari alla loro crescita possono diventarlo. Bisogna però che vengano rinvenuti oggetti che facciano ipotizzare una coltivazione a fini di spaccio, come le bilance e la pellicola per il confezionamento, soldi e cannabis già essiccata.

Ma in Italia vige la regola del controsenso.

Si può infatti però entrare in un negozio, acquistare terra, vasi, impianti di irrigazione, libri sulla coltivazione di cannabis, vestiti e coperte di canapa, burro, caramelle, olio, shampoo a base di canapa, poi si può scegliere tra decine e decine di qualità diverse di semi di cannabis, con le indicazioni sopra scritte delle quantità di raccolto per metro quadro, altezza delle piante, giorni di vita, e ultimamente su tante confezioni il simbolo di quelle mediche con cui un malato può curarsi.

Le confezioni di semi vengono vendute normalmente sigillate e conservate in frigorifero e una volta acquistate il negoziante fornisce un foglio con la normativa vigente. Infatti nel caso in cui quel pacchetto di semi verrà aperto e fatto germinare si passa da legalità a illegalità, poichè l’acquisto può essere fatto esclusivamente per collezione.

Sono migliaia le persone che ogni giorno entrano negli smart shop di tutta Italia e comprano tutto il necessario per coltivare la cannabis in casa lontano da occhi indiscreti con tanto di impianti per filtrarne l’odore ed essere così a prova di vicino.

Lo stereotipo del fumatore in Italia è spesso relegato ai ragazzi dei centri sociali, ai senzatetto, a tutte quelle categorie di persone considerate ai margini delle società.
Per questo motivo ho voluto indagare su chi fossero davvero questi «malviventi» della foglia.

Attraverso questo reportage ho conosciuto un’altra Italia, fatta di persone insospettabili, lavoratori seri, imprenditori, professionisti di ogni livello, attenti alle regole e impegnati nella vita sociale e politica dell’Italia, ma incredibilmente disobbedienti alla legge sulla cannabis.

In tutta Italia, paese per paese, città per città, c’è un’esercito di persone insospettabili che delinque 365 giorni all’anno per una foglia di cannabis.

Qui di seguito le storie di alcuni di loro, sebbene nomi e luoghi di questo articolo siano state scambiati e le facce dei protagonisti oscurate.

Alberto

Alberto è un noto imprenditore, fa parte di una famiglia molto conosciuta e in vista.

Proprio per questa sua condizione sociale è preoccupato per quelle che potrebbero essere le conseguenze nel caso in cui venisse riconosciuto, ma alla fine accetta comunque di farsi fotografare con il suo ultimo raccolto.

“Sono preoccupato perché questo è uno stato dove se rubi 20 milioni probabilmente te la cavi, se ti trovano una piantagione in casa passi molti più guai, quindi questa mia passione ancora a 40 anni mi spaventa. Sono vent’anni che fumo e non credo che faccia male quanto dicono, altrimenti dovrei portarne I segni fisici e psicologici. L’importante è non esagerare. Ovviamente non fumo in ufficio come non berrei mai prima di una riunione eppure la sera a casa mi piace rilassarmi con un bel bicchiere di vino rosso e con una bella canna”.

“Sul lavoro ho grandi responsabilità e sulle mie spalle tante famiglie, non ho mai fatto un errore in preda all’effetto di una o due canne”.

“Mi sento un bravo italiano che paga le tasse e produce ricchezza, nel mio giardino ci sarà sempre un po’ di cannabis, con la legge a favore o contro”.

Andrea

Andrea è un 40enne ed è una di quelle persone sempre con il sorriso e dirige una società di comunicazione e web marketing insieme ad altri 4 soci.
Negli spazi di lavoro tra un computer e una stampante, tra uno studio fotografico e una sala riunioni, lavorano circa una decina di persone tra grafici, designer e programmatori. In ambiente molto giovanile, informale e rilassato; Andrea mi parla del divorzio, della figlia di 9 anni e dei due cani.

Andrea fuma da quando era ragazzo e racconta la sua esperienza da fumatore e di coltivatore saltuario.
“Fumo da quando avevo 16 anni, tutti i giorni. Mi piace, mi aiuta e sono convinto che non faccia male, se non ne fumi più di due al giorno (in ognuna c’è il tabacco di mezza sigaretta). Quando posso la coltivo io, per evitare di dover andare a comprare schifezze per la strada”.

Fuma, ma non si sballa. E sostiene che farsi gli spinelli lo aiuti persino sul lavoro: «A me non piace non avere il controllo di me stesso, lo faccio per rilassarmi, per dormire meglio, per togliermi un po’ di stress del lavoro e per aumentare la mia creatività. Infatti per le nostre riunioni creative in ufficio ci capita di farci una canna sul divano e di discutere di progetti».

Per Andrea allontanare lo stress e spedire alcaloidi nel cervello aiuta a creare campagne migliori: «Riesci a interagire meglio con gli altri e scatenare la fantasia, che in questo lavoro è fondamentale».

Davide

Davide è un ragazzo emigrato dal sud e ha studiato per diventare fisioterapista e attualmente ha un suo studio privato.
Anche lui non riesce a vedere la cannabis come una droga.

“La verità è che la canapa, la marijuana, la cannabis o come la volete chiamare è la pianta con la fibra più forte, che può essere utilizzata in più metodi e dalla quale si ricavano più prodotti. Grazie ad essa si sono potuti esplorare i mondi visto che tutte le cime erano fatte di canapa, cosi come la Costituzione americana”.

“Ora ti mostro la mia casetta, l’ho acquistata un paio di mesi fa e messa qui in cortile. La coltivazione è quasi completamente autonoma, anche se manco qualche giorno, tutto l’apparato va avanti da solo con timer e pomper per l’irrigazione. Qua a Roma non ho un giardino, quindi faccio tutto in casa, ma giù a casa mia in Puglia l’estate con gli amici facciamo sempre una piccola produzione da dividerci per l’inverno”.

“A volte la do a qualche amico, gliela faccio pagare il prezzo di costo, così non ci guadagno ma ci riprendo almeno le spese. Fra di noi fumatori accaniti non ci si lascia mai senza, quindi se dovesse capitare che per un periodo io non ne ho, per me non è difficile trovarla nel giro di un’ora”.

Edoardo

Edoardo mi mostra una grande piantagione, anche se non è stato facile convincerlo. Sono tornato in questa parte di Roma varie volte per poter avere la sua fiducia. Per arrivare alla piantagione si deve entrare in un grande parco comunale, qui il rischio polizia è molto alto, siamo entrati nel parco, abbiamo camminato tra passeggini e cani al guinzaglio e poi ho seguito il mio interlocutore dentro un cespuglio e poi giù per una scarpata.

“Questa piantagione appartiene a più persone ed è la copia illegale dei cannabis club spagnoli, che invece in terra iberica sono legali e permettono alla persone di costituire associazioni nelle quali ognuno mette una quota per il proprio consumo annuale e poi alcune persone del gruppo pensano alla coltivazione alla raccolta e alla divisione fra tutti i soci.
In questa maniera tutti riescono ad usufruire di un prodotto di qualità senza dover rischiare l’acquisto di prodotti scadenti e derivati dal mercato nero, noi facciamo lo stesso, io ed altri curiamo questo lembo di terra, ma qui il rischio è alto per la quantità e la porzione di terreno che potrebbe sempre essere avvistato dagli elicotteri”.

Tra i soci di questa coltivazione ci sono professionisti e persone comunque insospettabili. Per esempio qui incontriamo un avvocato, un imprenditore e un giornalista che ha partecipato a diverse campagne antiproibizioniste. Indubbiamente l’unione fa la forza e il livello di organizzazione e di coltivazione è più avanzato.

“Se trovano con una piantagione del genere è difficile spiegare che è solo per uso personale e non per la vendita, è il rischio di questo gioco e non è possibile fare qualcosa di illegale senza correre rischi. Siamo tutti preparati a quello che potrebbe succedere, è vero qualcuno di noi ha già fatto il carcere per questo e nonostante tutto continua e continua anche ad essere attivo nel mondo dell’antiproibizionismo indicendo manifestazioni collaborando con i politici che si dicono a favore, partecipando alle fiere, e scrivendo libri”.

Fabrizio

Fabrizio è un medico chirurgo. Usa la cannabis sia a scopo ludico che come medicinale ed è una delle persone che ha più contribuito alla ricerca e allo studio di questa pianta e per questo è l’unica persona di cui in quest’articolo si può scrivere nome e cognome, si chiama Fabrizio Cinquini e ha effettuato coltivazioni illegali di cannabis anche con varie decine di piante, seminate nel campo dietro la casa di campagna autodenunciandosi ai carabinieri.

Ha passato svariati mesi tra carcere e arresti domiciliari.

«Quando facevo servizio sulle ambulanze come medico qualche anno fa ho avuto un incidente e ho contratto l’epatite c. Ho provato a curarmi con qualsiasi metodo scientifico convenzionale, ho avuto in seguito ai cicli di chemio e agli altri medicinali una serie di effetti collaterali che secondo me non valevano la candela, curarsi per stare peggio che con la malattia a volte mi sembrava un accanimento. Ho sperimentato una cura a base di papaia, aloe e semi di cannabis, questa cura ha cambiato tutto, ho recuperato il peso, la fame, la voglia di vivere, il movimento. Da quel momento ho iniziato a coltivare, studiare, incrociare vari ceppi di cannabis ed ho effettuato ricerche e studi che mi hanno convinto delle incredibili proprietà curative della pianta. Ho incrociato specie che riescono a curare molte malattie e patologie». Fabrizio con la cannabis, si cura, si alimenta e si veste e non distingue tra aspetto ludico e curativo. «Paradossalmente tra le “droghe” la cannabis è una di quelle che a parer mio fa meno male, certamente meno dell’alcol, del tabacco e di molte sostanze consentite a uso alimentare. Non si dovrebbe parlare di sostanze pericolose quando si proibisce qualcosa, ma di quantità pericolose e modalità d’uso pericolose per ogni sostanza».

Federico

Federico è un gallerista che tratta arte moderna e contemporanea, oltre a girare il mondo per fiere, mostre e vernissage, ma quando torna a casa, nella sua terrazza l’estate o nell’armadio l’inverno trovi sempre due o tre piantine.

«Coltivarle è per me un diversivo, un impegno che mi stacca dalla quotidianità. Tra l’altro curare una pianta è un antidepressivo e se poi te la puoi anche fumare cosa vuoi di più? Io non concepisco chi va nella piazza del mio quartiere che sta proprio qui dietro e regala soldi alla criminalità, fuma qualcosa che non sa da dove provenga, rischia di essere arrestato o segnalato, e tutto questo per una canna. È una questione di buon senso e intelligenza capire che ogni eccesso fa male e soprattutto capire cosa faccia male e bene al proprio fisico: ad esempio ci sono persone che fumano e poi vanno in paranoia o almeno diventano più ansiose». Anche Federico ritiene alcolisti e fumatori incalliti più a rischio di lui: «Se qualcuno mi fa vedere un pacchetto di sigarette con quelle immagini che ci mettono su ora mi viene da pensare che quella sia droga legalizzata senza neanche una dose massima giornaliera».

“Pensare che prima fumavo molte sigarette, poi ad una festa ho cominciato a fare qualche tiro di canna e ho fatto delle risate fantastiche per il resto della serata, così mi sono deciso a coltivare la mia erba, il mio armadio per la coltivazione ora è sicuramente uno dei più sofisticati, mi diverto di tanto in tanto ad aggiungerci, ventilatori sensori, irrigatori ed ogni optional in più’ che migliori la resa delle piante. Questo è un hobby al quale mi dedico varie almeno un’ora al giorno, di cui anche del tempo ad ascoltare musica classica con loro. Lo sa che alle piante piace la musica?”

Francesca

Francesca è una grafica e fotografa, ha uno studio tutto suo e partecipa a importanti campagne pubblicitarie.
Nella sua casa ha riservato uno spazio piccolo per una o due piantine, fuma pochissimo, ma la sera sul divano accompagnata da un barattolino di gelato accende uno spinello della sua erba e così riesce a mettere da parte lo stress del lavoro.

Se le chiedi cosa pensa di tutta la situazione legale della cannabis in Italia ti risponde che c’è una confusione generale sull’uso e gli effetti di tante sostanze: “Non si possono mettere sullo stesso piano sostanze come la cannabis e le pasticche: le nuove droghe sono qualcosa di così letale che alcune vengono fatte con il veleno per topi con mix di acidi di batteria seccati, anestetici per cavalli, cocaina.”

“Io cresco le mie piante in terrazzo, le camuffo tra l’edera, il basilico, la menta e ci aggiungo dei piccoli pezzi di stoffa rossa legati con un sottile filo che simulano dei fiori, cosi gli elicotteri che passano sulla città non le riconoscono. Io non so quanto resisterei in galera o anche solo dovermi presentare da un giudice perché mi hanno beccata a coltivare, faccio di tutto per non farmi vedere fino ad ora direi che ci sono riuscita”.

Ho cominciato a fumare da ragazza, in adolescenza con il gruppo di amici. Poi ho vissuto a Londra e devo dire che di eccessi ne ho passati tanti, pur essendo una studiosa mi è sempre piaciuto sballarmi in discoteca o a casa di amici. Non credo che uscire dai canoni convenzionali di lucidità sia un reato anzi credo che chi non passa mai dei momenti di euforia e di leggerezza poi alla lunga possa avere dei grossi problemi a livello nervoso”.

Giovanni

Giovanni è un esperto di effetti speciali per il cinema, ha partecipato a due importanti spedizioni in Birmania con un team di scienziati e ricercatori, conosce 5 lingue e moltissime culture, è figlio d’arte e nipote di uno dei più importanti geologi ed esploratori dell’ultimo secolo.

Vive in una grande casa-museo con il padre anche lui artista e grande conoscitore delle terre asiatiche, ogni centimetro di muro e di pavimento in questo luogo è coperto da quadri, oggetti, di ogni genere e provenienti da ogni parte di mondo, indumenti tipici, machete dell’Amazonia, pipe indiane, bandiere buddiste, sassi tondi del Nepal e via dicendo. Per lui ci sono una decina di piante nel mondo che permettono all’uomo di vivere senza grandi problemi e la cannabis è una di quelle, come la vite, e sorridendo mostra una bottiglia di vino.

Nel grande giardino tra altissime canne di bambù e totem costruiti con i galleggianti raccolti in tutti gli oceani del mondo, le piante di marijuana nel periodo estivo crescono alte anche 3 metri.

Ne utilizza circa un grammo al giorno, due sigarette, o che altrimenti ne fa un tè. Davanti al caminetto a gambe incrociate su una stuoia prepara una lunga pipa.

«Quando ho preso la malaria pesavo 40 chili, grazie al thc riuscivo a mangiare e dormire, cosa impossibile che con qualsiasi altra medicina. Devo molto a questa pianta: fra 50 anni, nessuno si ricorderà dei 100 anni di proibizionismo mondiale che hanno interrotto i benefici che dava a tutti gli uomini sulla terra e non parlo solo di fumate o oli curativi, ma di fibre, plastiche biocarburanti».

Roberto

Roberto è malato di sclerosi multipla, ha scoperto come tanti malati l’uso della cannabis come antidolorifico, oltre alla cura della propria malattia.

Roberto si è appassionato ed ha iniziato a coltivare le sue piante studiandone la genetica, incrociando le specie e selezionando i semi.

“L’iter per farsi prescrivere la cannabis statale è lungo e offensivo, i dottori ti ridono in faccia ti giudicano come un drogato e ti prescrivono dosi che non hanno effetto neanche su una formica, io non sopportavo l’idea di essere preso in giro da un sistema sanitario che pago e ho pagato tutta la vita a suon di tasse e di lavoro onesto. Ho deciso di mettere il passamontagna per questo servizio fotografico perché sono dovuto diventare una specie di guerrigliero per ottenere il rispetto di diritti che dovrebbero essermi garantiti senza domande”.

“Oltre a questo adoro la mia piantagione, la mia serra, organizzatissima in spazi diversi: l’essiccazione, la crescita, le talee. Ho fatto un impianto di aerazione che non lascia neanche un odore. Vai a sentire fuori dove c’è la bocchetta dell’aria. Mi vanto che questa sia una delle piantagioni più perfette in Italia.

“Mi tengo aggiornato su tutti i nuovi prodotti, sulle diverse luci, su internet c’è un mondo e anche nelle fiere dedicate all’argomento, ma io cerco di non andare mai nei negozi, mi faccio spedire tutto a casa perché sono estremamente attento alla sicurezza”.

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